da " Quando l'Italia ci fa arrabbiare" di Cesare Marchi
Amo la casa. Sono un uomo di casa. Fossi stato donna, probabilmente sarei una casalinga. Tra sonno notturno, pennichella, scrivania, sala da pranzo, poltrona talevisiva, trascorro in casa sei settimi della giornata, attaccato alla sedia che, per me, più che un mobile è un indumento.
Qualcuno scrisse che dalla casa usciamo quando siamo stufi di noi stessi e vi rientriamo quando siamo stufi degli altri. Per quanto mi riguarda, riesco a farmi ottima compagnia, anche se non sempre condivido le mie idee.
Mi muovo poco anche perchè preferisco viaggiare più nella storia che nella geografia. I continenti che esploro con più acuto piacere sono gli scaffali della mia libreria, su cui mi arrampico mediante una scaletta che ricorda quella degli aerei, ma è meno pericolosa.
Non invidio i giramondo, gli assatanati dei meridiani e paralleli, poichè caelum, non animum mutant qui trans mare currunt ( cambiano il cielo, non l'animo, coloro che corrono di là dal mare ). Perchè il viaggiare fosse veramente liberatorio, bisognerebbe lasciare a casa se stessi.




